Museo Yves Saint Laurent e Giardino Majorelle a Marrakech

Nel quartiere di Guéliz, fuori dalle mura della medina, una strada intitolata a Yves Saint Laurent riunisce due dei luoghi più visitati di Marrakech: il giardino blu creato dal pittore Jacques Majorelle e il museo dedicato allo stilista che quel giardino lo salvò e lo amò per decenni. Sono vicini, si integrano bene e richiedono una piccola pianificazione, perché l'afflusso è costante tutto l'anno.
Il museo: un edificio che sembra tessuto
La prima cosa che colpisce è l'esterno. La facciata è in mattoni di terracotta disposti in modo da creare motivi che ricordano la trama e l'ordito di una stoffa, senza quasi finestre verso la strada. Il progetto è dello studio parigino KO e dialoga con l'architettura locale senza imitarla.
Dentro, il percorso è compatto. La sala permanente presenta una selezione di abiti, disegni e accessori dalle collezioni della fondazione, ruotati periodicamente per ragioni di conservazione: i tessuti non possono restare esposti alla luce a lungo, e chi lavora nei musei lo sa bene. La sala è buia, con gli abiti illuminati uno per uno, quasi come in una sfilata immobile. Accanto c'è uno spazio per le mostre temporanee, dedicato spesso ad arte, fotografia o artigianato legati al Marocco, oltre a un auditorium, una biblioteca di consultazione e una libreria.
Quanto tempo serve
Per il museo bastano un'ora o un'ora e mezza. Le didascalie sono in più lingue, e il filmato introduttivo aiuta a capire il rapporto tra lo stilista e la città, che per lui fu una fonte di colori e un luogo di rifugio.
Il Giardino Majorelle e il Museo Berbero
Majorelle iniziò a costruire il suo giardino nella prima metà del Novecento: piante da tutti i continenti, vialetti, vasche d'acqua e soprattutto quel blu intenso che oggi porta il suo nome. Decenni dopo, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé acquistarono la proprietà e la salvarono da un progetto immobiliare. Per chi organizza la visita, la guida ai Giardini Majorelle spiega orari indicativi e biglietti, mentre la scheda sul museo Yves Saint Laurent di Marrakech aiuta a capire come combinare i due ingressi nello stesso giorno. Prezzi e fasce orarie vanno sempre verificati sul sito ufficiale prima di comprare.
Cosa vedere nel giardino
- Il padiglione blu, l'ex atelier del pittore, con le finiture gialle e i vasi colorati.
- La collezione di cactus e piante grasse, alcune molto grandi.
- I bambù e le vasche con le ninfee, dove si trova ombra anche nelle ore calde.
- Il memoriale dedicato a Saint Laurent, una colonna romana in un angolo raccolto.
Il Museo Berbero
Nell'ex atelier si trova il Museo per la Cultura Berbera, piccolo ma curatissimo. Gioielli d'argento, armi, tessuti, strumenti musicali e costumi delle diverse regioni del Marocco, allestiti con un'attenzione che rende chiaro quanto sia varia la cultura amazigh. La sala dei gioielli, buia e con un soffitto di specchi che moltiplica i pezzi, è la più scenografica. Richiede un supplemento sul biglietto del giardino: secondo me vale ogni dirham.
Come organizzare la visita combinata
I biglietti si comprano online e sono legati a una fascia oraria. In alta stagione le fasce del giardino si esauriscono con qualche giorno di anticipo, quindi non conviene contare sull'acquisto all'ultimo momento.
L'ordine giusto
Il giardino va visto per primo, il più presto possibile: all'apertura la luce è morbida, il blu del padiglione risulta più intenso e i gruppi organizzati non sono ancora arrivati. Il museo, al chiuso e climatizzato, si adatta meglio alla tarda mattinata, quando fuori fa caldo. Tra i due c'è solo una breve passeggiata lungo la stessa strada.
Code e tempistiche
Anche con il biglietto online si fa una coda per l'ingresso al giardino, di solito contenuta. Senza prenotazione, nelle ore centrali, l'attesa può diventare lunga. Calcolate in totale tre ore per giardino, Museo Berbero e museo della moda, più una pausa al caffè del giardino o in uno dei locali della zona. Il giorno di chiusura e gli orari stagionali cambiano: verificare sul sito ufficiale.
Due alternative più tranquille in medina
Dopo Guéliz, molti si fermano nella medina. Se volete continuare con i musei ma lontano dalla folla, queste due tappe sono più raccolte.
Dar Si Said
Antico palazzo vicino al quartiere della Kasbah, ospita oggi il museo nazionale dedicato alla tessitura e ai tappeti. Le sale si affacciano su un cortile con fontana e piante, i soffitti in legno dipinto sono notevoli, e i tappeti esposti mostrano bene le differenze tra le tradizioni rurali e quelle cittadine. Un'ora basta, e raramente è affollato.
Maison de la Photographie
Nascosta tra i vicoli vicino alla Medersa Ben Youssef, raccoglie fotografie storiche del Marocco, dai ritratti alle vedute di villaggi dell'Atlante. È una casa tradizionale su più piani, e sul tetto c'è una terrazza con un piccolo caffè da cui si vedono i tetti della medina e, nelle giornate limpide, le montagne.
Arrivare e muoversi
Dalla piazza Jemaa el-Fna il Majorelle dista circa mezz'ora a piedi, un tragitto non particolarmente piacevole nelle ore calde. Un taxi piccolo è la soluzione più comoda: concordate il prezzo prima di salire o chiedete il tassametro. Al ritorno, di fronte al giardino si trovano facilmente taxi in attesa.
Portate acqua, un cappello e scarpe comode. Nel museo della moda non si possono fare foto in alcune sale, mentre nel giardino sono ammesse liberamente. Infine, una nota da addetto ai lavori: nel museo leggete i cartellini dei disegni preparatori. Spiegano più dei vestiti stessi come nasceva un'idea, dal segno a matita fino al tessuto.