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Városliget a Budapest: Belle Arti, musei e Terme Széchenyi

Piscina esterna delle Terme Széchenyi a Budapest con vapore sull'acqua e la facciata gialla neobarocca sullo sfondo

Il Városliget, il grande parco cittadino alle spalle di piazza degli Eroi, è uno dei pochi posti in Europa dove si può passare dalla pittura spagnola del Seicento a una piscina termale all'aperto nel giro di dieci minuti a piedi. Il parco concentra in poco spazio un museo d'arte di primo livello, una Kunsthalle, un castello eclettico, due edifici contemporanei molto discussi e, sul lato nord, le Terme Széchenyi.

Ho lavorato per anni dietro le quinte delle sale espositive e so quanto stanchi una giornata intera di musei. Qui il problema si risolve da solo: si guarda al mattino e ci si scioglie nell'acqua calda al pomeriggio. Ecco come organizzarsi.

Piazza degli Eroi e il Museo di Belle Arti

Si arriva comodamente con la linea M1 della metropolitana, la più antica dell'Europa continentale, scendendo alla fermata Hősök tere. Usciti in superficie si ha davanti il monumento del Millennio, con i capi delle tribù magiare a cavallo; a sinistra c'è il Szépművészeti Múzeum, a destra il Műcsarnok. I due edifici, con i loro frontoni classici, si guardano come quinte di un palcoscenico.

Il Museo di Belle Arti custodisce la collezione di arte europea antica più importante dell'Ungheria. Dopo un lungo restauro ha riaperto anche la Sala Romanica, uno spazio decorato con pitture murali che per decenni era rimasto chiuso al pubblico e che oggi vale da solo la visita.

Le sezioni su cui concentrarsi

  • Pittura spagnola: un nucleo raro fuori dalla Spagna, con El Greco, Murillo e Goya.
  • Antichità egizie e classiche: sarcofagi, ritratti, vasi greci, ben allestiti al piano inferiore.
  • Maestri italiani e fiamminghi: tavole del Rinascimento e del Barocco che un visitatore italiano riconosce subito per scuola e soggetto.
  • Sculture e grafica: spesso esposte a rotazione, quindi conviene controllare cosa è visibile in quel periodo.

Calcolate almeno due ore e mezza. Il biglietto per la collezione permanente ha un prezzo medio, le mostre temporanee possono costare a parte: verificare sul sito ufficiale. Il museo resta chiuso il lunedì, come gran parte dei musei della città.

Műcsarnok, Vajdahunyad e i nuovi edifici del parco

Il Műcsarnok non ha una collezione propria: ospita mostre di arte contemporanea, ungherese e internazionale, che cambiano più volte l'anno. Se il programma vi incuriosisce, basta un'ora. Altrimenti vale almeno uno sguardo al portico con i mosaici dorati in facciata.

Il castello che riassume un paese

Superato il laghetto, che d'inverno diventa una pista di pattinaggio, si incontra il castello di Vajdahunyad. Fu costruito per le celebrazioni del millennio ungherese, alla fine dell'Ottocento, e mette insieme copie e citazioni di edifici storici di tutto il regno: romanico, gotico, rinascimentale e barocco nello stesso complesso. All'interno c'è il Museo dell'Agricoltura, piuttosto tradizionale, ma il cortile e la cappella in stile romanico si visitano liberamente e sono ottimi per una pausa.

Casa della Musica Ungherese e Museo Etnografico

Le due architetture più recenti del parco hanno cambiato il modo di attraversarlo. La Casa della Musica Ungherese, progettata da Sou Fujimoto, ha un tetto traforato che lascia filtrare la luce tra gli alberi; dentro, la mostra permanente racconta il suono e la musica con un percorso molto immersivo, adatto anche a chi non è un appassionato. Il nuovo Museo Etnografico, al margine del parco, è un edificio curvo con un tetto praticabile e verde da cui si guarda il Városliget dall'alto. Le collezioni sono vastissime e l'allestimento contemporaneo; vale una visita mirata a una o due sezioni.

Il bagno di fine giornata

Le Terme Széchenyi occupano un grande edificio neobarocco giallo a pochi passi dal castello, con una propria fermata della M1. Dopo una mattina in piedi tra sale e scale, il contrasto è perfetto: le vasche esterne restano calde tutto l'anno, anche quando il parco è coperto di neve. Prima di partire conviene dare un'occhiata alla guida in italiano sulle Terme Széchenyi, che spiega tipi di ingresso e fasce orarie, e alla pagina sui biglietti per le Terme Széchenyi con armadietto o cabina; poi i dettagli aggiornati vanno sempre confermati alla cassa o sul sito ufficiale.

Armadietto o cabina

All'ingresso si sceglie tra due formule. Con l'armadietto ci si cambia negli spogliatoi comuni divisi per sesso; con la cabina si ha un piccolo camerino privato dove cambiarsi e lasciare le cose, comodo per le coppie o per chi ha molti vestiti invernali. In entrambi i casi si riceve un braccialetto elettronico che apre il proprio spazio e i tornelli. I prezzi variano tra giorni feriali e fine settimana: verificare sul sito ufficiale.

Le vasche

Il complesso conta numerose piscine. Le tre esterne sono le più fotografate: una vasca per il nuoto, più fresca e con l'obbligo della cuffia, e due vasche termali calde dove si sta seduti a chiacchierare e, tradizione locale, a giocare a scacchi su scacchiere galleggianti. All'interno si trovano vasche a temperature diverse, saune e bagni di vapore. Non restate nell'acqua più calda troppo a lungo di seguito: venti minuti alla volta bastano.

Cosa portare e quando andare

Le terme sono attrezzate, ma alcuni oggetti fanno la differenza.

  • Costume da bagno e ciabatte di plastica, indispensabili sui pavimenti bagnati.
  • Un asciugamano o un accappatoio: si possono noleggiare, ma con un costo extra.
  • Cuffia, se volete usare la vasca per il nuoto.
  • Una bottiglia d'acqua e un sacchetto impermeabile per il telefono.
  • Niente gioielli d'argento nelle vasche sulfuree: tendono ad annerirsi.

Le ore più tranquille sono la prima mattina e la sera nei giorni feriali. Il pomeriggio del sabato e della domenica è affollato, e anche nelle giornate fredde di sole le vasche esterne si riempiono in fretta. Nella programmazione della giornata, quindi, una visita breve ai musei e un ingresso alle terme verso le diciassette di un giorno infrasettimanale è la combinazione che funziona meglio.

Un itinerario realistico

Dopo averlo provato più volte, suggerisco questa sequenza. Arrivo a piazza degli Eroi all'apertura del Museo di Belle Arti, due ore e mezza tra pittura spagnola e Sala Romanica. Pranzo leggero, poi passeggiata nel parco con sosta al castello di Vajdahunyad. Un'ora per la Casa della Musica o per il tetto del Museo Etnografico, a seconda dell'interesse. In fine pomeriggio, terme fino all'ora di cena.

Chi ha poco tempo può saltare il Műcsarnok e il Museo dell'Agricoltura senza rimpianti. Chi invece ha due giorni può dedicare il primo alle Belle Arti con calma e il secondo ai nuovi musei del parco, chiudendo entrambi in acqua. È un modo di visitare Budapest che i residenti conoscono bene: la cultura e il bagno, per loro, fanno parte della stessa abitudine.